Digressioni

A volte la fotografia ispira la poesia, altre volte è la poesia ad ispirare la fotografica.

Chi l’avrebbe mai detto che  questa sequenza   mi avrebbe riportata alla mente un bellissimo testo di Avogadro e Lavezzi?

“Cuori malleabili sguardi tiepidi di cortesia,  situazioni facili la tua strada non è più la mia. Non scendo vacci tu,  Non scendo torno su.  Una festa orribile fiori finti finta gioventù, in un vecchio stabile gli occhi attenti della servitù, dove si nascondono sotto il trucco i segni dell’età, mentre i topi ballano aspettando il gatto che verrà. Non scendo vacci tu, non scendo torno. Carcasse d’automobili e il mio pony che non cresce mai, ricordi degradabili e difatti che ricordi hai, il rosso il verde il nero ma il mio cielo che colore ha, cerco la chiave del mistero, di serrature ne ho un’infinità. Non scendo vacci tu, non scendo torno su. Negli occhi dei contabili un altro zero cosa vuoi che sia, se i sogni sono deboli innamorarsi sembra una pazzia, io in un letto stupido lo prometto non ci cascherò, anche quando è morbido anche quando un uomo non ce l’ho. Non scendo vacci tu, non scendo torno su, io torno su vacci tu”.

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